Ai lettori

Cari Lettori,

comunico che le pubblicazioni sono interrotte per una settimana. Intraprendo infatti un viaggio d’istruzione che mi terrà impegnato per sette giorni durante i quali il sito non verrà aggiornato.

Elia Pirone

Solidarietà ai camerati del Blocco Studentesco di Napoli aggrediti da teppaglia antifascista

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Anche la “rossa” Bologna ha la sua… Faccetta Nera

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L’edificio che potete vedere nell’immagine in alto è Palazzo Faccetta Nera.

Sito in Via Marconi 22 (l’ex Via Roma), venne progettato nel 1936 dall’architetto Francesco Santini ed è riconoscibile per l’originale facciata rivestita da un motivo di losanghe concentriche, decorazione assolutamente inedita per l’epoca. È inoltre possibile notare un portico architravato, elemento caratteristico del Ventennio che lo considerava massima espressione di forza e romana volontà.

 

       

Il gruppo di discussione sul Futurismo regolarmente presente all’Assemblea del Minghetti

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Il gruppo di discussione e dibattito inerente al Futurismo, organizzato da Elia Pirone, si è tenuto regolarmente nella prima parte dell’Assemblea d’Istituto di oggi.

Con l’ausilio di un computer e di un proiettore, è stata fatta un’analisi storico-sociale approfondita dell’esperienza futurista in Italia e in Europa.

Da segnalare l’apprezzamento dei partecipanti nei confronti delle tematiche trattate.

Nonostante il numero non elevatissimo di studenti intervenuti dovuto molto probabilmente allo sciopero generale odierno, chi scrive si considera soddisfatto per il lavoro svolto.

Futurismo al Minghetti

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Il gruppo di discussione sul futurismo, proposto e organizzato da Elia Pirone, è stato autorizzato e sarà presente all’Assemblea d’Istituto del 18 marzo del liceo M. Minghetti.

Verrà proposta la lettura dei “manifesti programmatici” , il commento di varie tipologie di opere degli artisti facenti parte del movimento di Marinetti, un’analisi approfondita dell’esperienza storica, sociale, artistica e morale di questa avanguardia.

Al termine, gli studenti partecipanti potranno porre domande o dare il via a un dibattito.

(nell’immagine, L. Russolo, C. Carrà, F.T. Marinetti, U. Boccioni, G. Severini)

Mutuo Sociale, ora!

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Critica alla mediocrità

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Non è tanto la mediocritas romana, il cui significato – come è noto – differisce totalmente dal termine passato poi all’italiano, che intendo criticare, quanto il modus vivendi impostato su una concezione incolore – iconica potremmo dire – dell’esistenza.

Impostazione che, purtroppo, sembra aver fatto parecchi proseliti nella società nella quale viviamo al punto da essere diventata “maggioranza morale” non solo in Italia (che più di tutte le altre Nazioni risente dell’assalto del nichilismo qualunquista) ma anche nei paesi europei ed extraeuropei.

Come ci mostra la Storia, quando una certa visione della vita si impone come numericamente maggioritaria, è inevitabile che le altre concezioni sociali e culturali (minoritarie) vengano bollate come “sbagliate”. Questo perché la cosiddetta “democratizzazione” ci ha inculcato l’assioma falso secondo cui ciò che i più ritengono corretto è per forza di cose corretto, buono, giusto, perché ha appunto l’appoggio della maggioranza. E se questa cosa potrebbe (e dico potrebbe) avere senso da un punto di vista meramente politico, crolla fatalmente davanti all’etica e alla morale. L’etica è, infatti, unica e non interpretabile o modificabile a seconda del momento. La qual cosa mette in crisi il cosiddetto “pensiero democratico” che è abituato a incostanti e continue “oscillazioni” da tutti i punti di vista.

Tornando alla questione iniziale, è osservabile che in questi decenni ha preso il sopravvento una forma mentis che fa del qualunquismo (ossia la totale indifferenza per la politica e il disimpegno anche sociale per qualsiasi cosa che richieda una volontà forte per essere portata avanti) e della pigrizia morale i propri pilastri di “non-azione” (sarebbe un ossimoro usare la parola “azione”).

Di contro, coloro che si impegnano e ancora lottano per un ideale vengono visti con sospetto quando non con aperta ostilità. Proprio perché potrebbe distruggere il nuovo sistema fondato sulla mediocrità sociale, chi lotta per i valori etici e sociali tradizionali e per i propri ideali è considerato pericoloso e da mettere in condizione di non nuocere alla nuova società dei mediocri. Si compie così il completo e drammatico “ribaltamento morale” che rende i “dormienti” (per dirla con Eraclito) persone normali e i “desti” persone da evitare e tenere a distanza.

Ancora violenza cinese contro il Tibet

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Ancora un episodio di inaccettabile violenza da parte del regime capital-comunista cinese ai danni del Tibet. 109 monaci tibetani del monastero di An Tuo (molto vicino al confine con il Tibet) sono stati arrestati ieri per aver partecipato a una manifestazione pacifica il 25 febbraio, il giorno in cui ricorre il capodanno tibetano. I monaci arrestati verranno ora sottoposti a un “programma di rieducazione”, come lo chiama il regime cinese, ossia la prigionia all’interno di campi di lavoro. Fermati per tre ore anche due giornalisti italiani, che non avevano violato alcuna legge cinese, poi rilasciati.

E’ inammissibile che, di fronte a tali episodi di ingiustificabile violenza perpetrata contro il popolo tibetano, la comunità internazionale continui omertosamente a tacere e ad avallare di fatto la vergognosa linea politica basata sulla repressione tenuta dal regime capital-comunista cinese.

LIBERTA’ PER IL TIBET !

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leggi l’articolo dell’Associazione Italia-Tibet: QUI

Contro il facile e banale relativismo metafisico moderno

Molte volte ci capita di ascoltare, durante la quotidianità, improbabili e semplicistiche teorie di coloro che, ammantati di una presunta conoscenza profonda del mondo (conoscenza che, nel migliore dei casi, quasi sempre si rivela un’accozzaglia disomogenea di idee assorbite involontariamente da quel pacchetto di concetti commerciali preconfezionati che media, opinionisti e sedicenti “esperti” propinano quotidianamente al nostro Popolo), si sentono in diritto di imporre agli altri la loro “logica”, il loro nichilismo relativista che ha origine da una debolezza intrinseca di chi lo esprime.

Contro questo facile e banale relativismo metafisico moderno, è necessario contrapporre una visione spirituale dell’esistenza umana e una concezione unitaria del mondo sensibile.

Il filosofo Plotino propone una visione (prima trascendente, poi sociale) impostata sulla presenza di Dio, che è “né qualità né quantità, né intelletto né anima, né mobile né immobile, né in un luogo né in un tempo; ma è in se stesso uniforme, anzi informe; anteriore a ogni forma, movimento o quiete”. Dio, dunque, è ineffabile e impossibile da descrivere da un punto di vista qualitativo. È possibile soltanto affermare ciò che Dio non è in quanto se si tentasse di affibiarGli un qualsiasi connotato, si finirebbe per non comprendere appieno l’essenza (non si potrebbe neppure usare il termine “essenza” perché limitante e, ancora una volta, incompleto) di Dio. Tuttavia l’esperienza filosofica di Plotino non esclude la possibilità di una “ricongiunzione” con Dio da parte dell’uomo, il quale, nel momento cosiddetto di “estasi” spirituale, può raggiungere un breve e indescrivibile contatto con Dio.

Da Dio, afferma Plotino, deriva, tramite un atto di emanazione continua e involontaria del reale (e qui forse è il vero punto di rottura con il cristianesimo e l’ebraismo che presuppongono un atto di volontà da parte di Dio), tutti gli elementi dell’universo, disposti secondo una precisa “gerarchia universale”.

Dio, che come abbiamo visto, è oltre qualsiasi limite (anche oltre al mondo delle Idee, fondamentale in Platone) e quindi emana necessariamente il luogo stesso in cui si trovano le Idee (ossia l’Intelletto), le potenze creatrici e ordinatrici dell’universo, il mondo reale e dunque l’uomo. Poiché diciamo che tutto ciò che Dio crea è diverso da Dio stesso ma conserva comunque parte di quell’archetipo divino primigenio, possiamo affermare che non ha senso parlare dal punto di vista cronologico del creato, che è eterno perché emanazione di Dio.

 

 

Le Corbusier, un’architettura a misura d’uomo

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Solo l’utente ha la parola”, dice nel suo Modulor  Charles-Edouard Jeanneret-Gris, meglio conosciuto come Le Corbusier.

Egli, uno dei massimi esponenti del Movimento Moderno (in Italia definito come Razionalismo prima del Secondo conflitto mondiale e Funzionalismo negli anni ’70-80’), ideò quella che oggi viene unanimemente considerata “un’architettura a misura d’uomo”, le cui idee sono espresse per l’appunto nel suo Le Modulor. Nell’opera dell’architetto svizzero pubblicata nel 1948, Le Corbusier ricerca “una gamma di misure armoniose per soddisfare la dimensione umana, applicabile universalmente all’architettura e alle cose meccaniche” e giungere così alla proporzione perfetta tra uomo e funzionalità architettonica, elementi visti come complementari e inscindibili. Non si può – afferma Le Corbusier – pensare l’urbanistica con una metodologia applicativa che non tenga conto e delle istanze geografico-spaziali e dell’esistenza umana rapportata allo spazio geografico. Ed è appunto da questa convinzione dalla quale il Modulor , che è espressione diretta e concreta del pensiero architettonico di Le Corbusier, prende le mosse e sviluppa una tesi basata sulle figure umane, la doppia unità, la sequenza di Fibonacci e la sezione aurea, concetti rivisti e riproposti in chiave urbanistica e geografica.

La rappresentazione grafica del Modulor è suggestiva: una figura umana stilizzata con un braccio steso sopra il capo si trova vicino a due misurazioni verticali, la serie rossa basata sull’altezza del plesso solare (108 cm nella versione originale, 1.13 m nella versione rivista) poi divisa in segmenti secondo il numero Phi, e la serie blu basata sull’intera altezza della figura, doppia rispetto all’altezza del plesso solare (216 cm nella versione originale, 2.26 m nella rivista), e divisa in segmenti allo stesso modo. Una spirale, sviluppata graficamente tra la serie rossa e la blu, sembra mimare il volume della figura umana.

Il fatto che il Modulor lecorbuseriano abbia come caratteristica prevalente quella di poter replicare potenzialmente all’infinito la matrice su cui si basa la costruzione degli edifici permette all’architetto svizzero di edificare interi quartieri in tempi rapidissimi (il quartiere Pessac di Bordeaux fu costruito, nel 1925, in meno di un anno).

Poiché l’architettura lecorbuseriana è ragionata e sviluppata in funzione della classe del proletariato, Le Corbusier elabora tra il 1945 e il 1952 una serie di “unità abitative” da costruire a Marsiglia, anche se – come presto ci si accorgerà – quelle di Le Corbusier non sono singole unità abitative, bensì imponenti edifici-città di diciassette piani regolati secondo criteri preorganizzati (abitazioni per singoli, coppie, famiglie da tre, quattro, o più persone).

Se qualcuno ritenesse di poter distinguere l’architettura di Le Corbusier dalle forme geometricamente armoniche (e grandiose!) dei suoi edifici, dovrà ricredersi in quanto ciò che più differenzia le opere dell’architetto svizzero sono le immense terrazze-giardino. Esse si compongono di una piscina centrale e un proliferare di vegetazione naturale funzionale al fatto di dover, in un certo qual modo, riacquistare quella proporzione di verde persa nella costruzione dell’edificio.

Certamente è difficile scorgere nell’opera lecorbuseriana qualcosa lasciata al caso o all’interpretazione estemporanea degli addetti ai lavori, visto che nulla è trascurato, nulla viene lasciato indietro.

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